sabato 2 aprile 2011

Kick Ass: calci nel culo senza moralismi!



Un “serial killer” arriverà inevitabilmente al punto in cui la sola immaginazione non basterà più, rinunciando quindi ad ogni controllo ed abbandonandosi alla propria natura. E perché dovrebbe essere diverso per chi sente l’impulso irresistibile di diventare un “super eroe”?
Forse il fatto di non avere alcun super potere, super intelligenza o patrimonio inesauribile di genitori uccisi?
Ok, ma forse potremmo definire “potere” un danno alle terminazioni nervose…magari no!

Ma allora chi è Dave?
Dave è un semplice adolescente, forse più vicino, nella linea di demarcazione sociale scolastica, al termine “sfigato” che al termine “figo”. Ma Dave, più di ognuno di noi, ha una cosa: il coraggio.
E non mi riferisco al coraggio di affrontare con un improbabile vestito verde malfattori reali e che potenzialmente potrebbero ucciderlo, ma al coraggio di trasformarsi in ciò che vuole essere senza cedere alla schiacciante domanda “ce la farò?”.
E coraggio lo ha avuto anche Matthew Vaughn a puntare sulla realizzazione di un fumetto relativamente recente (“Kick Ass” è nato nel 2008), e su un prodotto ironico, spesso “autoironico” e non ancora affermato nell’ “olimpo sacro” dei fumetti (diverse le analogie quindi con “Scott Pilgrim” inevitabilmente citato nel film).
Ma dopotutto come non fidarsi di un autore come Mark Millar (il fumetto di Wanted per capirici, da cui è stato tratto il film diretto da Timur Bekmambetov)? Non starò qui a soffermarmi sulla mia personale passione per i fumetti e su come ho apprezzato le innovazioni portate sul campo da Millar.

Io dico che dopo “Il cavaliere oscuro”, gigante assoluto, il cinema dei supereroi aveva bisogno di qualcosa che rompesse le righe e che rivalutasse il concetto di violenza inserendo un po’ più Kill Bill e meno buonismo. Qual è la nostra faccia, al cinema, quando Hit Girl entra in gioco? Già una bambina che si fa sparare in pieno petto, che affetta i nemici e prende botte come fosse Robin, non è dissacrante?




Ragazzi che spettacolo le tavole di John Romita Jr.!
Straordinaria la caratterizzazione dei personaggi, e ottima la sceneggiatura che praticamente li presenta…alla fine rimane simpatico anche “Red Mist”!
Azzeccata la colonna sonora e omaggio sul finale a Kill Bill. Forse è difficile individuare lo standard di spettatore più idoneo alla visione di questo film…di certo non chi ha meno di 14 anni visto il divieto.

E voi...che ne pensate?

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